La mossa Kansas City

La mossa Kansas City

E dire che allora.

Chi, come il sottoscritto, ha visto e rivisto quel film decine di volte, ora ribatterebbe - citando Nick Fisher - con “Le quattro e trentacinque”. Ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia.



E questa storia, fatta di talento, visione e sacrificio, inizia a Tyler, Texas, il 17 Settembre 1995. Ci sono casi in cui qualcuno, nel mondo dello sport professionistico, ci finisce quasi per caso. Non lui. Lui, quell’aria lì, la respira da quando ha visto la luce per la prima volta. Suo padre, che per motivi di quantomeno apparente suspense (se siete arrivati fin qui sapete bene di chi si parla) chiameremo solo Senior, è stato un rispettabilissimo lanciatore MLB per undici anni, dal 1992 al 2003. Tra le altre Red Socks, Mets e Cubs, mica uno scherzo insomma.

Tutto questo per dirvi che quell’ambiente deve avergli fatto un gran bene. Il bambino diventa ragazzo, il ragazzo diventa giovane uomo e il fisico che si porta dietro è diventato decisamente più imponente del suo cognome. Al college, Texas Tech University, gioca sia a football che a baseball, “like father like son” cantavano i Genesis dopotutto. Tuttavia, nonostante sia un discreto giocatore anche all’interno del diamante, è sulle yard del rettangolo di prato verde che manifesta cristallina eccellenza.



Al terzo anno decide di appendere il guantone al chiodo per concentrarsi su quella che da lì in poi sarà la sua vita: e che football sia. Nel 2017 si dichiara eleggibile per il Draft NFL, viene scelto con la decima chiamata assoluta dai Kansas City Chiefs come riserva di Alex Smith. L’ombra del veterano nativo di Seattle è troppo grossa e il protagonista della nostra storia – nell’oscurità di quell’ombra – ci vive comodamente per le prime sedici settimane di campionato. Sembrava che il suo momento non arrivasse mai. La sua testa sembrava una pallina da ping pong ma nel senso che, seduto, guardava gli altri giocare. Non c’era verso. La sua stella sembrava destinata a spegnersi – ancor prima di aver avuto la possibilità di brillare – a bordocampo. Tutto questo fino al 30 gennaio 2018. I Chiefs scambiano Smith con i Washington Redskins per una scelta del terzo giro del Draft NFL 2018 e il cornerback Kendall Fuller.

Il posto di quarterback titolare è adesso come la sede papale quando morto un papa se ne deve ancora fare un altro: vacante. Da quel momento, in ordine: MVP della NFL, Miglior giocatore offensivo dell’anno della NFL, First Team All Pro, due convocazioni al Pro Bowl, MVP del Pro Bowl, un Super Bowl, MVP del Super Bowl e potrei anche aver dimenticato qualcos’altro. Tutto. Si è preso tutto. E l’ha fatto in appena due anni scarsi, con nemmeno venticinque primavere alle spalle.



E in questo caso, se sei Andy Reid - capo allenatore dei Chiefs - pensi che forse avresti potuto dargli prima lo spazio che meritava. Se sei Brett Veach - General Manager della franchigia - credi che, dopotutto, hai fatto un gran lavoro di scouting. Ma se invece sei Clark Hunt - proprietario della squadra - pensi solo al fatto che tu, dal quel prodigio, non vorrai separartene mai. E visto che l’ultima parola è sempre tua, succede che tu gli faccia un’offerta che non potrà rifiutare, padrinianamente parlando. Tipo come 450 milioni di dollari (QUATTROCENTOCINQUANTAMILIONIDIDOLLARI) per dieci anni di contratto, assicurandoti così gli anni migliori della sua carriera. Patrick Lavon Mahomes II. Lui, lo stesso che appena tre anni fa guardava gli altri giocare, con il contratto sportivo più ricco di sempre tra le mani e con la National Football League ai suoi piedi.

E dire che allora.

La mossa Kansas City è quando guardano a destra e tu vai a sinistra, diceva Mr. Goodkat. Si tratta di un vecchio nome convenzionale utilizzato per descrivere la tipologia di truffa in cui la vittima è convinta di sapere che il truffatore stia tentando di imbrogliarla. Detto in maniera spiccia, si basa sulla fervente convinzione della vittima di essere furba, così tanto da finire col fregarsi da sola.

Tuttavia, in questa storia, non c’è traccia di truffe ed inganni.
Ma sì, qualcuno è comunque finito col fregarsi con le sue stesse mani: chi non credeva in Patrick Lavon Mahomes II.






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