Butterfly effect

Butterfly effect

For this life, I cannot change | Hidden Hills, deep off in the main | M&M's, sweet like candy cane | Drop the top, pop it, let it bang (pop it, pop it). E se avete anche solo il coraggio di dirmi che avete letto queste righe senza canticchiare nella vostra testa, beh, non state solo mentendo a me, state mentendo a voi stessi.

“Il trailer di Look Mom I Can Fly, il documentario sulla nascita e ascesa di Travis Scott”


Il fatto strano è che, a ben pensarci, Jacques Berman Webster II - nel 1972 - non era ancora nato, ma che dico, non era ancora nemmeno un pensiero.
Però la nostra storia inizia da lì e, per il momento, tanto vi basti. Edward Norton Lorenz è stato un matematico e meteorologo statunitense, uno dei pionieri e primi sviluppatori della moderna teoria del caos. Nell’anno prima citato scrisse un articolo che titolava così: “Predictability: does the flap of a butterfly’s wings in Brazil set off a tornado in Texas?”, si interrogava ovvero della possibilità che il battito d’ali di una farfalla in Brasile potesse scatenare un tornado in Texas.
Esatto, the butterfly effect.
Ora hai capito il perché delle righe iniziali? Riteneva insomma che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producessero grandi variazioni nel comportamento a lungo termine del sistema.

In parole semplici, anche il più piccolo ed insignificante gesto può comportare conseguenze enormi anche, ma non solo, in ecosistemi apparentemente lontani ed incompatibili con quello iniziale. In maniera ancor più spiccia, di qualcosa - o di qualcuno - capace di stravolgere la natura ordinaria delle cose con un semplice ed apparentemente innocuo gesto. Mi seguite? Avete capito dove voglio andare a parare?

“Travis Scott e la sua Ferrari a Los Angeles il giorno del lancio ufficiale del Quarter Pounder Cheese, il panino che ha dato il nome al suo nuovo menù.”



Perché se questo neologismo ha avuto la sua fortuna pop tra film, libri e frasi evergreen da social network, il nostro - di fenomeno - la sua fortuna se l’è sempre creata da solo. Da qualche giorno ormai, come se 227 settimane consecutive nella Billboard100 e 46 milioni di ascoltatori mensili solo su Spotify fossero poca roba, è diventato la seconda persona al mondo, 28 anni dopo Michael Jordan (uno a caso insomma), ad avere un suo personale panino - con conseguente menù - tra le fila di Mcdonald’s.
Ma non è una sola questione di un hamburger e quattro patatine, che poi - di fatto - non sono patate, non vere almeno. Non si tratta di quello, si tratta del fatto che - dopo averlo cantato - è diventato lui stesso quell’effetto farfalla.
Capace di spostare gli equilibri qualunque sia la sfida che gli si propini. Industria musicale, videogiochi, streetwear, scarpe per cui qualcuno si venderebbe la qualunque ed ora anche la più celebre ed iconica catena di fast food al mondo.

“La pubblicità del McJordan Burger, 1992”



Lo vogliono tutti.
Artisti per i featuring, Epic Games per il Fortnite affaire, Jordan con - su tutto - un paio di 1 High da goosebumps come direbbe lui, la M più fritta d’America.
È diventato una sicurezza per qualsiasi tipo di investitore, tipo una di quelle multinazionali su cui quel tuo zio esperto di finanza ti dice di investire tutti i tuoi risparmi.
È diventato un tutt’uno con la sua fan base, che per lui sarebbe disposta a fare qualunque tipo di pazzia (vedere “Look Mom I Can Fly” per credere ndr.).
E da questo, come Sansone dalla sua folta chioma, trae la sua apparentemente interminabile forza.

For this life, I cannot change.
Ecco, bravo Travis, non cambiare mai.

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